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COACH? CHE RAZZA DI LAVORO E’?

Qualsiasi cosa tu faccia, falla al meglio.

(mia nonna e Abramo Lincoln)

“La nonna mi ha chiesto che lavoro fai adesso.”

Mio padre ha esordito così al telefono circa una decina di anni fa.

“Il problem solver, pa’. ”

“Si, ma che razza di lavoro è?”

“In pratica risolvo problemi.”

“Le dirò che sei il capoufficio, così capisce.”

Poi, qualche anno fa, ho smesso di fare il “capoufficio” e sono diventata un coach.

Spiegaglielo tu a nonna. Ha 96 anni e una tempra d’acciaio. Ha fatto le guerre, ha vissuto in ricchezza e povertà, le è morto l’amatissimo marito e si è trovata a 37 anni con 3 figli (maschi!) piccoli da mantenere. Non si è mai risposata. E’ sopravvissuta a un cancro che in genere lascia 6 mesi di vita e ha pianto le lacrime che le restavano al funerale del primogenito.

Per lei è stato naturale “rimboccarsi le maniche” e darsi da fare. Non c’era un piano B. L’ha trovato.

Non l’ho mai sentita lamentarsi delle difficoltà che ha affrontato, mi ha sempre detto “qualsiasi cosa fai, falla al meglio”. Affidati al tuo istinto e le cose arriveranno. Tieni il mento alto, il sole davanti e il vento alle spalle.

“Pronto nonna, come stai?”

“Come il tempo. Papà mi ha detto che non sei più capoufficio e che fai un lavoro strano.”

“Si, le persone che vengono da me non sanno come trovare il piano B. A volte sanno quello che vogliono ma non come ottenerlo, a volte né uno né l’altro.”

“Lo scopri insieme a loro e gli fai rimboccare le maniche.”

“Proprio così.”

“Ha un nome, questo lavoro?”

“Lo chiamano coach.”

“Ho capito. E’ la cosa giusta per te. Non è un lavoro, sei in servizio per le persone anche quando gli altri si voltano dall’altra parte.”

“Più o meno…”

“Legati i capelli. Alle persone basta guardarti in faccia per capirlo.”

Ecco che razza di lavoro è il coach. Basta guardarlo in faccia per capirlo.